Come preannunciato, esce oggi "Il Richiamo del Crepuscolo", volume primo della mia nuova "Trilogia dell'Estraneo", edito in ebook da Delos Digital.
Ci sarà tempo per esprimere l'emozione speciale che questo evento suscita nel sottoscritto, che così tanto l'ha atteso quale opportunità di condurre a compimento una storia iniziata da molto lontano. Mi limito oggi a riportare la notizia, con l'auspicio che possa far piacere a tutti quelli che assieme a me hanno condiviso l'attesa.
Il Crepuscolo prosciuga la luce, il sole stenta a rinnovare la promessa del proprio ciclo, le ombre invadono il palco sul quale verranno invitati a recitare attori vecchi e nuovi, sul confine dell'ultimo tramonto.
Ne sentite anche voi il richiamo, nel tremore della luce che si spegne?
martedì 18 ottobre 2016
giovedì 13 ottobre 2016
Copertina de 'Il Richiamo del Crepuscolo'
Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...
Che cerchi, poeta, nel crepuscolo?
(Antonio Machado)
mercoledì 5 ottobre 2016
Habemus Datam
18 Ottobre 2016: questa la data di pubblicazione de 'Il Richiamo del Crepuscolo', volume primo della Trilogia dell'Estraneo.
Benché se ne fosse scorta un'anteprima già in coda al booktrailer postato la settimana scorsa, vi lascio qui in tutta la sua vespertina cupezza l'illustrazione realizzata da Mario Labieni per la copertina del romanzo.
Spero vi piaccia quanto è piaciuta a me.
Benché se ne fosse scorta un'anteprima già in coda al booktrailer postato la settimana scorsa, vi lascio qui in tutta la sua vespertina cupezza l'illustrazione realizzata da Mario Labieni per la copertina del romanzo.
Spero vi piaccia quanto è piaciuta a me.
mercoledì 28 settembre 2016
venerdì 22 luglio 2016
Vele corrotte al corrotto vento...
Galèria
studiò con scrupolo il piglio di Axel accosciato sulle gambe magre e pelose.
“Ti
senti davvero pronto?” gli domandò in tono gentile.
Axel
assentì con il capo.
Galèria
esitò ancora un attimo nell’incrociare i suoi occhi schietti sotto l’arco folto
delle sopracciglia aggricciate. Non dubitava dell’onestà del suo discepolo.
Axel aveva un modo così trasparente di far trapelare le proprie emozioni che non
sarebbe riuscito a mentirle neppure volendo. I dubbi li nutriva piuttosto nei
confronti di se stessa, della bontà del giudizio che l’aveva indotta a chiedergli
di provare. Ormai era deciso, l’incertezza avrebbe soltanto complicato le cose.
“Cominciamo.”
disse.
Axel
spezzò in due la radice bulbosa e se la ficcò in bocca. Iniziò a masticarla
rumorosamente. Galèria posò sull’erba la grossa ciotola ricolma d’acqua; una
rozza ragnatela di rune era incisa sulla terracotta. La Maestra fece un cenno a
Moonz che scivolò alle spalle di Axel e gli posò le mani grifagne sulla testa.
Come la proprietà narcotica della radice trattata iniziò a fare effetto, le
palpebre si rammollirono sugli occhi di Axel: non calarono del tutto, ma si
fermarono a mezz’asta, scosse da un fremito costante. Galèria salmodiò i versi
rituali e toccò il pelo dell’acqua con la punta delle dita. Arretrò di un
passo, senza smettere di mormorare. Axel divaricò le dita e sospese le palme
sulla ciotola. Anche lui salmodiava adesso, sebbene la barba nascondesse il
movimento delle labbra; sputava pezzetti di radice dalla bocca piena che
finivano intrappolati fra le ciocche aggrovigliate. Solo Moonz restava in
silenzio. Gli occhi del mezz’orchetto erano due fessure oblique; lentamente, un
bagliore spettrale prese a emanare da essi, azzurrino quanto il cielo del primo
mattino.
Axel
curvò le spalle in avanti, finché il riflesso del sole sull’acqua non fu
sostituito da quello del suo volto distorto. Sottili increspature continuavano
a perturbare la superficie liquida: svanivano e si riformavano al ritmo del
salmo sussurrato, prodotte da una misteriosa forza magnetica. Ben presto il
lucore degli occhi di Moonz si trasferì allo spazio fra le mani di Axel e
quelle minuscole onde. Un riflesso cremisi si fuse all’azzurro, generando un
alone violetto. I glifi arcani incisi sulla terracotta palpitarono come braci
attizzate. Galèria osservò il fenomeno e fremette in apprensione.
“Ora,”
bisbigliò, “apri la tua mente.”
Axel
emise un suono strozzato, come se qualcosa gli si fosse incastrato in gola.
Durò un attimo, il tempo di riprendere la litania. Le sue spalle si
afflosciarono, il mento gli ricadde sul petto. Le sole palpebre socchiuse
continuavano a vibrare ad alta frequenza mentre lui scrutava l’acqua nella
ciotola avvolta di vampe fatue e, attraverso di essa, oltre i veli del tempo e
dello spazio.
Galèria
strinse forte in pugno una pietra smussata con una singola runa scolpita nel
mezzo. Provò a sintonizzarsi sul canale aperto dal suo discepolo ma invano.
Aveva proposto ad Axel di farsi tramite del Potere incontaminato messo a
disposizione da Moonz per tentare là dove lei stessa aveva fallito: stabilire
un contatto con i Fratelli della Luce oltreoceano. Nonostante il controllo
rudimentale e spesso istintivo che aveva delle proprie facoltà, Galèria nutriva
enorme considerazione delle doti mistiche di Axel. Sperava che le sue risorse
latenti, alimentate da Moonz e regolate dal proprio intervento esterno,
potessero lacerare il sudario d’ombra teso a occidente e raggiungere Mighal.
Purtroppo però la pietra restava fredda nella sua mano e ogni suo tentativo
d’innestarsi nel flusso generato veniva frustrato da un’oscura interferenza di
sottofondo.
Unghialunga
seguì il rituale raggomitolato. Il suo pelo screziato era ritto e traversato
dalle onde empatiche che condivideva con Moonz. Il gatto selvatico era il
famiglio del mezz’orchetto: lo aiutava a stabilizzare il flusso di Potere
compensando, tramite un’intima simbiosi, la sua inclinazione a manipolarlo in
funzione dell’istinto. Altri animali fecero capolino dagli anfratti della
foresta, attirati dalla luce. Assistettero al salmodiare di Galèria e all’esercizio
curioso dei suoi adepti.
Fino
all’urlo che li fece ritirare impauriti.
Galèria
gettò via la pietra d’un tratto rovente.
Sono
stata una sciocca imprudente! si rimproverò con un groppo alla gola, pronta
a vedere Axel stramazzato al suolo.
Era
stato invece Moonz a gridare. Col capo rovesciato all’indietro e le fauci
zannute ancora spalancate, il mezz’orchetto aveva strattonato la lunga chioma
di Axel. Un passo indietro, e la creatura si staccò dal compagno portandosi
dietro una manciata di capelli incrostati. Galèria si precipitò su Axel piena
di sgomento. Il contatto era stato spezzato, non c’era un attimo da perdere! Lo
afferrò per un braccio e lo scosse con vigore. Con sua somma sorpresa, Axel
fece resistenza: si liberò con uno strattone e digrignò i denti senza sollevare
le palpebre contratte. Moonz arretrò barcollando finché s’accasciò seduto sull’erba.
“Axel,
interrompi! Per l’amore di Dio.”
“N-n-no!”
Lo
sforzo che fece per risponderle senza uscire dal regime di parziale catalessi
lasciò Galèria senza parole. Lo vide curvare le dita nella forma di artigli
artritici nel tentativo di mantenere il controllo sul bagliore rosso e blu che
si torceva sibilando sulle increspature dell’acqua. Axel si era fatto tramite
dell’energia di Moonz, il Potere di un Kazhum A Teara. Persino il Venerabile
Mighal era stato solito diffidare della procedura che rendeva un semplice
umano, per quanto addestrato nell’arte, vettore del Potere più puro. Galèria aveva
studiato per anni il fenomeno ed era giunta alla conclusione che, sottoposta a
vincoli stringenti, la pratica era realizzabile. Rammentava decine di occasioni
in cui lei e il suo vecchio Maestro avevano dissertato anche animatamente sui
rischi correlati alla sua attuazione. Ma ora Axel aveva interrotto il legame
diretto con il serbatoio energetico. Si torceva squassato da un parossismo di
spasmi interiori, nello sforzo di dominare autonomamente quell’energia raffinata.
Santo
Dio, no! Finirà per ucciderti!
Galèria fece di nuovo per strapparlo
alla catalessi ma qualcosa la fermò. Fu la sensazione dell’occhio
chiaroveggente di Axel che s’acuiva oltre i limiti umani, irrorato dal Potere
di Moonz. Lo sentì bucare come uno strale la tetra, impalpabile foschia che
permeava l’aria.
Un
borbottio liquido. La ciotola esalò i vapori dell’acqua in ebollizione.
Axel
spalancò le palpebre sulle sclere iniettate di sangue; le iridi erano scomparse
nell’incavo delle orbite.
Galèria
non poté più indugiare. Capovolse la ciotola con un calcio, spedendo l’acqua a
ribollire nell’erba. Axel fu scosso da uno spasmo violento. Rigurgitò il bolo
nero della radice semi-masticata. La Maestra lo afferrò per le spalle che
tremavano senza controllo.
“Axel,
per l’amor di Dio! Axel!”
Galèria
si cavò frettolosamente di tasca una fiaschetta di legno. Fece saltare il
turacciolo con l’unghia del pollice e costrinse Axel a trangugiarne il
contenuto.
Lentamente,
i suoi occhi tornarono a raddrizzarsi. Una pellicola di sudore viscoso gli
ricopriva ogni palmo della pelle bollente. Tremava come in preda alla febbre e
un rivolo di sangue gli colava dal naso. “Ma-ma-estra…” balbettò.
“Axel,
calmati, è tutto finito,” Galèria lo abbracciò con un singhiozzo, “tutto
finito. Perdonami, sono stata un’incosciente a chiederti di provare.”
“Ma-e-stra…
ho ve-duto…”
“Taci,
per carità. Non devi sforzarti ancora.”
Axel
scosse piano la testa e lottò per articolare le parole: “Un va-scello… solca il
mare so-li-tario…” Deglutì con una smorfia aspra. Quando riprese a parlare la
sua voce era più fluida, benché al limite dell’udibile. “Viaggia alla deriva…
le vele strappate, lo scafo scrostato… un vessillo nero privo d’emblema
sventola sull’albero maestro… S’incaglia sulla riva… e nessun equipaggio sbarca…
ma un’ombra… un’ombra…” s’interruppe con un rantolo.
“Axel!”
Galèria pensò che non ce l’avrebbe fatta a continuare. Moonz barcollò al loro
fianco. Unghialunga lo fissava con gli occhi verdi e gialli sbarrati, le
pupille ridotte a due fessure verticali. Il mezz’orchetto cadde in ginocchio,
la testa penzoloni.
“Un’ombra
di morte…” Axel sembrò radunare le forze residue per proseguire. “Si stende
dalla nave… sommerge la costa… sommerge alberi e montagne… fiumi e villaggi…
città… Precipita verso di me… ho paura, non posso muovermi… Poi odo una voce…
mi chiama, mi chiama… ma io non posso vedere… cieco di tenebra e di…
smarrimento…”
“Conosci
quella voce?”
Axel
scosse impercettibilmente la testa. “No… eppure mi chiama e io… io…” le parole
s’impigliarono nella lingua, “…io non posso decidere di non andare… mi trascina
verso l’oscurità che ricopre il… cielo… Il sole si spegne… la luce muore… e
poi…” i suoi occhi maculati di capillari esplosi si riempirono dell’immagine
della visione testimoniata.
“E
poi?”
“Poi…
poi…” le labbra di Axel cominciarono a tremare, lacrime dense gli rigarono le
guance barbute. “Poi il nulla…”
“Che
vuol dire il nulla?” Galèria sentì un vuoto gelido farsi strada nel suo
stomaco.
“Il
nulla.” Adesso Axel piangeva e tremava rannicchiato come un bambino. “Solo un
unico immenso crepuscolo perdurante…”
Galèria
lo strinse a sé e nascose nella sua spalla il proprio volto affrescato dal
terrore.
martedì 14 giugno 2016
10 Cose che so sulla Trilogia dell’Estraneo…
...e che voglio condividere con voi.
- I tre manoscritti sono pronti, realizzati in prima bozza qualche anno fa (tra il 2005 e il 2009) e rivisti a più riprese nel frattempo;
- Il primo volume si intitolerà “Il Richiamo del Crepuscolo” e, fedele al tradizionale paradigma delle trilogie, rappresenterà la macro-introduzione a una storia che svelerà gran parte della sua trama solo nel secondo episodio, lasciando comunque al volume finale il compito di sciogliere i nodi principali;
- Rispetto alla ‘Trilogia di Lothar Basler’ ci saranno molti più personaggi, alcuni vecchi, diversi nuovi (compresi un asino e un corvo… :P);
- Sempre rispetto alla trilogia precedente, ci sarà più storia. Più ampia, più articolata, spero più avvincente. Pianificata con l’intenzione di essere svelata uno strato per volta, in un crescendo di rivelazioni e colpi di scena (vedi p.to 2);
- La ‘Trilogia dell’Estraneo’ è stata comunque realizzata in modo da poter essere fruita anche da chi non ha letto la ‘Trilogia di Lothar Basler’, i riferimenti verso la quale a ogni modo non mancano. Certo, se si parte dall’inizio ci si gode di più il viaggio…
- Le atmosfere saranno sempre molto gotiche, sfumate in maggior misura nell’horror col susseguirsi dei volumi;
- A prescindere dalle atmosfere e dalle definizioni, saranno come sempre i personaggi il fulcro primario di tutto l’impianto. Con le loro luci e ombre, i loro rapporti ora sodali ora conflittuali, intesseranno delle proprie emozioni la storia in maniera auspico verosimile, sfumando di grigio tutto lo spazio tra il bianco e il nero che sarò riuscito a occupare;
- La memoria costituirà ancora una volta un tema portante della storia, centro di gravità di una costellazione sfumata in chiaroscuro di inquietudine, malinconia, nostalgia. E odio e amore, certo. Come sempre;
- Ci sarà ancora una volta una guerra. E battaglie più o meno convenzionali;
- Le copertine saranno ancora una volta opera di Mario Labieni. La prima è praticamente realizzata, la seconda sta prendendo forma, per la terza tante idee ancora da spennellare;
- Avevo detto 10? Me n’è sfuggito uno… ;)
Molto altro ci sarebbe da dire, ma non voglio rubare tempo al tempo. Se qualcuno ha delle curiosità specifiche, tuttavia, sono qui pronto soddisfarle (o almeno a provarci...).
martedì 24 maggio 2016
Il Richiamo del Crepuscolo
Come
un’ombra scivolata oltre la coda dell’occhio distratto, egli vaga.
Per
le contrade degli uomini, lungo le vie segrete sepolte sotto la pelle di campagne
e città. Viaggia attraverso la ragnatela occulta intessuta nell'epidermide delle carrarecce che solcano colline, selve e pianori, inseguendo il corso
delle rotte recondite nel labirinto di vicoli angusti dei borghi affollati. La
notte, perlopiù, quando la tenebra è alleata del passo discreto; talvolta di
giorno, là dove l’ala dell’ombra si spiega di nascosto al sole di primavera.
Nessuno
di coloro che incrocia lo rende mai oggetto d’una occhiata consapevole. Lo
sbirciano per il tempo d’un battito di ciglia. Tutto ciò che resta loro è
l’alone torbido di un brano di memoria, il riflesso cupo di quell'ombra scorta
ma non del tutto registrata; un sussulto inatteso, un disagio fosco. Molti lo
sognano la notte successiva, eppure quando si destano sudati non riescono a
definire lo spettro onirico evocato dal ricordo fugace. Vi riflettono in preda
all'ansia, ma presto la reminiscenza sfuma e la mente non è più capace di
ricordare l’oggetto di tanto turbamento. Talora, di rado, si ferma a parlare,
chiedere, interrogare. Riceve risposte borbottate, parole nolenti di chi ha
fretta di allontanarsi prima di dovere ammettere l’inquietudine che gli monta
nel petto. Avvolto dai miasmi untuosi delle taverne appartate, o nel buio
serale dei crocicchi isolati di campagna, adesca il passante occasionale e ne
ottiene lo scampolo d’informazione di cui abbisogna; poco dopo è già svanito, e
il ricordo è l’impronta indefinita d’un brivido sulla pelle.
Vaga,
e non sempre il cammino è deciso. Ci sono frangenti in cui la ragione pare offuscata
dallo stesso inchiostro fluido della tenebra di cui s’ammanta. Barlumi
d’oscurità che sbocciano nella mente, eclissi d’intelletto che lo costringono a
indugiare il passo, a nicchiare, rallentare.
Finché
l’inchiostro si riassorbe ed egli riprende a vagare.
Fiuta
la scia dei cacciatori che lo inseguono e quella più acre della paura che
pretendono di ignorare. Lo temono, giacché sanno che non esiste preda e
predatore, bensì una pavana complessa in cui i ruoli mutano a ogni ciclo della
marea. Altri a venire saranno invitati alla danza, altri attori sul palco a
mescolarsi di posto e costume. C’è chi già sogna l’odore appassito del suo
strascico di tenebra. Sente l’aroma conturbante di chi c’è e di chi ci sarà.
Ancor
più, tuttavia, sente il richiamo sinistro del sole che preme per tramontare sul
mondo.
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