Spesso mi rendo conto di quanta distanza ci sia nella percezione del mondo editoriale tra chi lo osserva dall'esterno e chi invece è addentrato nei suoi scenari. Questo intervento fa luce su molti aspetti interessanti: dai numeri di chi legge in Italia, di chi invece scrive, fino alle tematiche di self-publishing e distribuzione, aiutando a capire in maniera inequivocabile quanto sia difficile proporre opere di qualità garantendosi un (almeno minimo) ritorno di investimento.
mercoledì 25 gennaio 2017
giovedì 19 gennaio 2017
In viaggio...
Dodici mesi fa, con la riedizione Delos de "La Lama del Dolore", riproponevo in nuova veste la "Trilogia di Lothar Basler", preannunciando al contempo l'esordio in autunno de "La Trilogia dell'Estraneo" tramite la pubblicazione de "Il Richiamo del Crepuscolo".
Un anno esatto, che ha rappresentato per il sottoscritto la ripresa di un cammino mai del tutto interrotto, ma di certo rallentato per motivi di cui mi è capitato di accennare. L'emozione derivata dal macinare sotto ai piedi un nuovo tratto del sentiero è stata quella di un nuovo inizio, la soddisfazione molto simile a quanto provato con la mia prima pubblicazione ormai quasi un decennio fa. L'entusiasmo raccolto dai lettori (vecchi e nuovi) ha scaldato le ossa al viaggiatore, in misura anche maggiore di quanto mi fossi aspettato. Ecco, ce ne erano tanti che mi chiedevano di ripartire, ma il calore ricevuto è stato superiore alle aspettative.
E di questo vi ringrazio, ciascuno di voi, le facce note e sconosciute, quelle che magari prima o poi incontrerò, quelle che resteranno avvolte nella nebbia eppure sempre presenti all'altro capo del filo magico che unisce chi scrive una storia e chi l'accoglie.
E ora?
Il 2017 è cominciato, i giorni si susseguono rapidi. Il sentiero è stato ripreso e le gambe ormai sgranchite hanno voglia di continuare a percorrerlo, per andare a scoprire cosa si nasconde oltre la prossima radura. Novità ce ne saranno, qualcosa riguarderà probabilmente quanto già uscito, qualcos'altro sicuramente il prosieguo della "La Trilogia dell'Estraneo".
E poi?
E poi esistono progetti che vanno oltre e che auspico possano presto affacciarsi anch'essi sul sentiero.
Il resto sono io che cammino e mi godo il sole e la pioggia, il vento e la nebbia, tutto ciò insomma che il viaggio saprà offrirmi. Quel che vorrò e saprò raccontare lo trasferirò a mio modo sulle mie pagine.
Nel caso qualcuno da qualche parte avesse ancora voglia di leggere le mie storie.
Un anno esatto, che ha rappresentato per il sottoscritto la ripresa di un cammino mai del tutto interrotto, ma di certo rallentato per motivi di cui mi è capitato di accennare. L'emozione derivata dal macinare sotto ai piedi un nuovo tratto del sentiero è stata quella di un nuovo inizio, la soddisfazione molto simile a quanto provato con la mia prima pubblicazione ormai quasi un decennio fa. L'entusiasmo raccolto dai lettori (vecchi e nuovi) ha scaldato le ossa al viaggiatore, in misura anche maggiore di quanto mi fossi aspettato. Ecco, ce ne erano tanti che mi chiedevano di ripartire, ma il calore ricevuto è stato superiore alle aspettative.
E di questo vi ringrazio, ciascuno di voi, le facce note e sconosciute, quelle che magari prima o poi incontrerò, quelle che resteranno avvolte nella nebbia eppure sempre presenti all'altro capo del filo magico che unisce chi scrive una storia e chi l'accoglie.
E ora?
Il 2017 è cominciato, i giorni si susseguono rapidi. Il sentiero è stato ripreso e le gambe ormai sgranchite hanno voglia di continuare a percorrerlo, per andare a scoprire cosa si nasconde oltre la prossima radura. Novità ce ne saranno, qualcosa riguarderà probabilmente quanto già uscito, qualcos'altro sicuramente il prosieguo della "La Trilogia dell'Estraneo".
E poi?
E poi esistono progetti che vanno oltre e che auspico possano presto affacciarsi anch'essi sul sentiero.
Il resto sono io che cammino e mi godo il sole e la pioggia, il vento e la nebbia, tutto ciò insomma che il viaggio saprà offrirmi. Quel che vorrò e saprò raccontare lo trasferirò a mio modo sulle mie pagine.
Nel caso qualcuno da qualche parte avesse ancora voglia di leggere le mie storie.
venerdì 13 gennaio 2017
Il Tè dell'Estraneo
Quest'oggi sono ospite dell'elegante salotto regency di Miss Darcy per il tè delle cinque, accompagnato da un'insolita intervista...
Cliccate sull'immagine qui sotto per saperne di più.
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mercoledì 4 gennaio 2017
Meet the Characters - Axel
Seconda puntata di introduzione ai nuovi personaggi de "Il Richiamo del Crepuscolo".
Stavolta è il turno di un tizio irsuto quanto bizzarro (ma ricco di insospettabili risorse)...
Axel da Paest.
.....
Stavolta è il turno di un tizio irsuto quanto bizzarro (ma ricco di insospettabili risorse)...
Axel da Paest.
.....
Un gorgoglio sommesso li introdusse alla vista di una
morbida depressione. Scavalcarono un pendio orlato di pruni e penetrarono
l’anello di conifere che cingeva una polla alimentata da una vena d’acqua
sorgiva. Un cerbiatto vi si abbeverava solitario. Raddrizzò il collo
nell’udirli arrivare; li scrutò con gli occhi obliqui, l’acqua che gli
sgocciolava dal muso. Loro percorsero ancora qualche metro e la bestia decise
che quegli intrusi avevano un aspetto troppo minaccioso per arrischiarsi a
restare: zampettò via sollevando uno spruzzo tra i ciottoli del greto.
– Axel! –
gridò Mutio accostando le mani alla bocca.
Qualcosa si
mosse tra le ninfee che galleggiavano nel punto in cui la sorgente sotterranea
affiorava gorgheggiando. Una figura immersa tanto da nascondersi quasi alla
vista, si voltò nella loro direzione. Eseguì un paio di pigre bracciate, prima
di decidersi a emergere fino alla vita e colmare con passo ondeggiante la
distanza che la separava dalla riva. Era completamente nuda, il corpo macilento
ricoperto da un’abbondanza di peli bruni inzuppati d’acqua. Raccolse uno
straccio gettato sulla sponda e lo usò per asciugarsi il petto e le spalle
scheletriche. Infine si frizionò con impeto la criniera incolta e il malloppo
ingarbugliato della barba castana. Una foglia carnosa e rosata sopravvisse al
trattamento, impigliata con tenacia a una ciocca sulla fronte: la pizzicò via
con cura, la esaminò con rapito interesse e poi la gettò nell’acqua dietro di
sé.
– Buongiorno
Axel, perdonaci per aver interrotto il tuo bagno.
L’uomo fece
spallucce. – Salve. – bofonchiò mentre si grattava con noncuranza in mezzo alle
gambe nude e pelose. Thorval represse una smorfia di repulsione e quello per
tutta risposta gli tese la mano con cui aveva raspato e gli elargì un sorriso
sdentato.
Per timore
di offendere in qualche modo Mutio, Thorval si costrinse ad accettare la
stretta con scarso entusiasmo. – Il mio nome è Thorval e vengo dal Nord.
– Axel! –
ribadì quello con trasporto. Le sue unghie lunghe e trascurate si conficcarono
come tagliole nella mano destra del mercenario.
– Dove si
trovano gli altri? – gli domandò Mutio con allegria. – La tua Maestra e quella
zucca impagliata del tuo compare?
Axel srotolò
lo straccio con cui s’era asciugato e lo indossò a mo’ di tunica. Recuperò
dalla riva un cordino con cui stringerselo ai fianchi e s’infilò un paio di
sandali sdruciti. – Celebrano la liturgia del meriggio. Vi ci porto.
giovedì 22 dicembre 2016
Al mutar della stagione, come faville credute spente sotto le braci...
"L‘inverno
giunse dal nord ammantato di vento e con l’alito di ghiaccio. Discese dalle
lande candide di neve del settentrione col passo sicuro e cadenzato del
pellegrino cui sia ben nota la strada, di chi innumerevoli volte ne abbia
calcato il percorso. Venne annunciato, vigoroso dinanzi agli spasmi terminali
dell’autunno morente, implacabile nella certezza del suo tempo rinnovato.
Stese il suo
rigido mantello sui tetti dell’orgogliosa Kaisersburg, strinse nel gelido
abbraccio gli stendardi vermigli sulle mura di Volturnia. Passò, ombra diafana
di pioggia e tempesta, a soffiare il suo spirito contro i bastioni dell’austera
Gavanin, tra i vicoli tetri dei suoi quartieri militari. Cavalcò, su frangenti
di nuvole e vento, sulle cupole e sui pinnacoli dorati di Jemi la Splendida,
fischiò sul mare schiumante oltre i suoi lidi frastagliati, sino a raggiungere
i pontili fatiscenti e le strade ricche di miseria della decadente Saëgata.
Calò,
sudario impalpabile di caligine e brina, sulle guglie sempreverdi di Ebor.
Discese tra le case di Lum, lacerando col suo staffile di vento il velo esangue
sul suo volto di pietra. Proseguì al di là dei crinali innevati della
Cordigliera, invase le contrade tristi e desolate di Altea, s’insinuò tra le
spoglie sbriciolate dalle epoche della malinconica Amor, tra i canali luridi e
melmosi della moribonda Veron.
Venne dal
nord, porgendo il suo immutato saluto, la sua eterna sembianza, sfiorando le
terre del continente con una carezza da sempre nota.
Nelle
campagne, i contadini rabbrividivano avvolti nei mantelli di lana, rimpiangendo
gli ultimi dolci mesi d’autunno. Sulla soglia delle proprie abitazioni,
osservavano il cielo terso ricoprirsi di nubi gravide e rievocavano le
settimane recenti, la vendemmia e la semina dei campi ora placcati di brina. La
legna già era stata raccolta e attendeva le fiamme del camino accatastata in
cantina o nei granai. I maiali ormai grassi razzolavano pigri e beati nei
recinti, sazi delle ghiande ingurgitate con foga nei giorni passati, ignari dei
festeggiamenti per i quali erano stati preparati: tra breve sarebbero stati
appesi a un palo per le zampe posteriori, la loro gola sarebbe stata
squarciata, il loro sangue raccolto e le loro carni arrostite. I fattori
fissavano rapiti la magia del loro fiato fumigante nell’aria rigida del
crepuscolo. Riflettevano sui lunghi giorni che avrebbero trascorso seduti
dinanzi al focolare, a scrutare tra le braci il destino che li avrebbe spinti,
in primavera, a tornare ai campi con le zappe in mano. Non l’ignoranza, né la
prosaica attitudine che gli era tipica di concedere poco spazio ai sentimenti,
impediva ai loro cuori di fremere d’un fugace palpito di nostalgia nel
rammentare i raggi tiepidi dell’ultimo sole d’autunno che pochi giorni prima
aveva benedetto, rosso e dorato, i volti dei loro figli.
Nelle città,
all’interno delle mura incoronate di merli, la vita si protraeva monotona.
L’inverno avrebbe ridotto l’afflusso dei pellegrini accrescendo
l’impraticabilità delle vie di comunicazione. Molti meno viandanti sarebbero
giunti a bussare ai portali col loro bagaglio di bisacce e di storie da
taverna. I gendarmi avrebbero trascorso interminabili ore di noia e freddo a
battere i denti nella logorante attesa del cambio della guardia. Nelle
abitazioni, nelle botteghe, in mezzo ai tavoli delle osterie, la gente si
sarebbe stretta in un abbraccio reciproco, all’inconscia ricerca di una fonte
d’umano calore. Avrebbe fronteggiato pioggia e vento, lavorando alacremente e
chiacchierando e raccontando storie di banale realtà e assurda fantasia, le
mani intirizzite nei guanti e gli occhi smarriti nella vampa dei camini. In
qualsiasi stagione, le città restavano sorgenti e amplificatori di vicende,
fulcro di raccolta e smistamento di notizie. Una girandola di voci si
rincorreva per le strade, sebbene la maggior parte di esse altro non fosse che
il coro insistito e variegato dell’unica Voce: quella che volava di bocca in
bocca tra i banchi del mercato, in mezzo ai vicoli e ai pontili, da un tavolo
all’altro delle taverne, in ogni angolo - fosse splendido e sontuoso oppure buio
e inzaccherato - delle città.
Guerra.
Le truppe
radunate alla base dei torrioni e nei distretti militari, mercenari stranieri e
soldati con le insegne dei Principati: ormai tutti avevano visto le schiere
accampate fuori dalle città o in marcia per le campagne. Quella che fino a
poche settimane prima era sembrata una delle tante dicerie in volo per le
strade si era rivelata in tutta la sua concretezza. A occidente, oltre
l’oceano, in terre di cui pochi sapevano davvero qualcosa, se non certi eruditi
oppure gli abitanti della costa che avevano conosciuto mercanti e viaggiatori
giunti dall’altra sponda del mare, a ovest si combatteva un conflitto
sanguinoso. E i Principati si preparavano a intervenire. Dopo aver adunato
parte dei contingenti regolari nei maggiori porti marittimi, avevano divulgato
numerosi bandi di reclutamento per accrescerne i ranghi. In molti si erano
arruolati, barbari dagli occhi grigi venuti dal nord, Alteani dalla pelle
abbronzata e i capelli mori, assieme a una congerie di umanità della più
disparata specie per lo più insoddisfatta della vita, alla ricerca di
avventura, di guadagno, di un senso autentico e disperato per la propria
esistenza; briganti e galeotti, in alcuni casi tutt’altro che infrequenti,
braccati dalle autorità, bramosi di libertà e di chissà quali vagheggiati
bottini.
Affacciati
alle finestre luminose dei loro opulenti palazzi, i nobili osservavano con
distacco l’animosità febbrile che contagiava gli spiriti della plebe raccolta
promiscuamente tra i rioni impestati di tanfo e rumore. Carezzati dal tocco
soffice della seta e dello sciamito, vegliavano con pigra indifferenza sulle
sorti misere del popolo, invidiando tuttavia nel nucleo recondito del proprio
cuore il colore e l’incredibile gamma di sfumature di cui l’esistenza stentata
di quegli uomini riusciva comunque a dare sfoggio. Attraversavano corridoi
nell’eco solitario dei loro passi, camminavano annoiati sotto loggiati deserti,
intorno a giardini attanagliati dal gelo. Si interrogavano distrattamente
sull’insoddisfazione del proprio cuore, del proprio spirito ingabbiato nell’oro
e nello sfarzo, incapaci ormai d’animarsi di pulsioni improvvise se non in
momenti sempre più rari e preziosi. Ma si trattava di riflessioni fugaci:
presto la mente ritrovava morale e si concentrava sul pensiero del prossimo
banchetto, della prossima notte di lussuria in compagnia di una nuova
cortigiana dalle giovani forme. Guardavano il cielo gonfio di vento e
meditavano sull’avvento della prossima primavera, allorché avrebbero potuto cavalcare
tra i boschi con il proprio seguito di cavalieri e scudieri, con la muta di
segugi affamati attorno e il falcone incappucciato sul braccio, a caccia di
volpi, cervi e cinghiali. Allora tornavano a sorridere, dimentichi di ogni cupa
riflessione.
L’inverno
recava la fine dell’anno e con essa un periodo di fervore religioso. Era questo
il tempo delle investiture per gli adepti di Volkos, l’ardimentoso Dio della
Guerra. All’interno delle ombrose navate delle sue cattedrali fortificate,
intrise dell’aroma dell’incenso e del sapore dell’acciaio, i novizi dell’ordine
di monaci guerrieri recitavano genuflessi i cori delle litanie d’iniziazione.
Porgevano le proprie spade e i propri scudi ai piedi degli altari di ferro,
pregando il dio affinché li benedicesse. Col capo prostrato dall’emozione e dal
rispetto, lasciavano che i confratelli superiori tracciassero il venerabile
simbolo della spada sulle loro spalle. Allora erano infine pronti a vestire il
mantello cremisi, icona secolare del sangue eroico e battagliero di Volkos, che
li avrebbe accompagnati in combattimento fugando ogni sentimento di codardia
dai loro cuori.
Nelle
campagne e nei villaggi lontani dalle città, i chierici verde vestiti di Fenice
portavano la benedizione dell’Albero Sacro tra le genti. Esortavano i fedeli a
celebrare i riti e i sacrifici prescritti per beneaugurarsi il sorriso radioso
della dea in vista del nuovo anno. Intere comunità si univano a loro per
pregare Fenice sul greto dei ruscelli e sulla cima dei poggi battuti dal vento
o inzuppati dalla pioggia. Poiché anche l’inverno, catechizzavano i chierici,
era figlio della Grande Madre e fratello delle altre stagioni. Al calar del
sole, alti falò punteggiavano le piazze dei borghi e i cortili delle fattorie.
La gente vi si raccoglieva intorno gettando tra le fiamme la sterpaglia e le
erbacce sradicate dai campi e dagli orti. Le osservavano accartocciarsi tra le
vampe; levavano una preghiera alla Grande Madre affinché un giorno quello che
l’inverno aveva fatto tacere potesse risorgere a nuova vita. I duri mesi a
venire avrebbero offerto tempo per i salmi e le riflessioni nell’attesa del
momento in cui Fenice sarebbe discesa ancora tra gli uomini sotto braccio alla
primavera, per celebrarne il nuovo sposalizio con la terra.
Nelle Città
Stato dei Principati avevano inizio i laboriosi addobbi dei templi di Yor, il
Grande Fratello e Signore di tutti gli dèi, assiso sul Suo trono di fuoco tra
le stelle del cielo. L’ultimo giorno dell’anno, il trentunesimo del dodicesimo
mese, il Sommo Sacerdote in persona avrebbe aperto i portali del maestoso
tempio a Kaisersburg, mentre i devoti patriarchi dell’Ordine lo avrebbero
imitato a Volturnia, Gavanin, Jemi, Saëgata e Lum. Sopra un carro adorno di
velluto e oro, avrebbe attraversato la città, conducendo tra le case l’emblema
sacro del Disco Solare. Accompagnato dai chierici dalla candida tonaca e dai
cavalieri devoti vestiti a cerimonia, avrebbe guidato la processione nei
quartieri di Kaisersburg per invocare la grazia del dio sulle genti festanti.
Il principe con tutta la corte lo avrebbe seguito scortato dalla guardia
personale e presto il corteo si sarebbe ingrossato, mano a mano che i cittadini
si fossero accodati per intonare i salmi tradizionali. Per tre volte avrebbero
percorso il perimetro esterno delle mura, fino a quando, al tramonto, il Sommo
Sacerdote non avesse ricondotto i fedeli al tempio per pronunciare la
benedizione formale. Quando il sole fosse calato oltre il mare, sarebbero
cominciati i festeggiamenti. Si sarebbero protratti per i quattro giorni
seguenti, con giochi, tornei, spettacoli e banchetti sulle piazze e fuori le
mura.
Nei pressi
dei cimiteri le campane delle chiese di Moors battevano il loro sordo rintocco,
unica voce nei templi lugubri e silenziosi. Il sopraggiungere dell’inverno e la
fine dell’anno non venivano in alcun modo celebrati dai chierici rasati del Dio
della Morte: autunno o inverno, estate o primavera, l’Eterno Mietitore sempre
passava per le case e sotto i ponti, tra colline e foreste, ignaro dello
scorrere delle stagioni, perpetuo e implacabile nelle sue incombenze. I suoi
accoliti impaludati di nero si raccoglievano in pacata preghiera sui banchi di
pietra dei santuari e conducevano le liturgie funebri durante le tumulazioni
senza preoccuparsi del freddo o dell’arsura.
Mentre i
culti ufficiali si preparava a celebrare l’anno nuovo tramite rituali vecchi di
secoli, molte erano le persone che, pregando l’uno o l’altro dio, si lasciavano
andare a oscure invocazioni o insoliti gesti arcani. Grave era il fardello
dell’ignoranza che appesantiva la maggior parte delle genti e ancor di più
quello della paura che adombrava i cuori: paura di un mondo in gran parte
sconosciuto, paura di un destino misterioso e troppo spesso infausto, paura di
una vita legata in tutti i suoi aspetti al filo sottile della speranza. La
notte, quando il vento gemeva contro le finestre e le ombre ingoiavano il mondo
tra le loro pieghe impenetrabili, molti erano quelli che ricorrevano ad
ancestrali gesti propiziatori per esorcizzare i timori e dar sollievo all’animo
oppresso delle angosce e dagli interrogativi. Al cospetto dei falò in onore di
Fenice, più di un devoto gettava tra le fiamme un piccolo fantoccio di paglia e
tela, secondo un’usanza troppo remota perché potesse trovarsi annotata nella
regola canonica di uno qualsiasi dei culti ufficiali. Curiose composizioni di
ramoscelli e steli di grano campeggiavano sulla soglia delle abitazioni di
campagna, rozzi simulacri patrimonio di culture e credenze annegate nell’oblio
del tempo. Erano solo alcune delle infinite piccole scaramanzie professate da
una civiltà afflitta da mille incertezze sul presente e sul futuro, troppe
perché bastasse una pomposa processione cittadina o la predica compassata di un
chierico per bandirle. Il simbolismo ieratico che impregnava la vita di
ciascuno spesso perdeva i propri connotati definiti e codificati,
nell’impossibilità di spazzare via tutte le ombre che assediavano i passi
dell’esistenza. Si faceva vago e talvolta contorto, facile preda dell’ansia e
dei sentimenti più morbosi. Tra i più arditi e maliziosi c’era persino chi, nel
buio umido di una cantina, nel cuore di un bosco allagato di bruma o nei
recessi del proprio palazzo, salmodiava litanie oscure. Invocavano entità
misteriose, intonavano versi antichi quanto le montagne, retaggio blasfemo e
degenerato sopravvissuto alla mola dei secoli.
L’inverno
rivestiva la terra e le case di una cappa di gelo cristallino. Assopiva il
continente e le città. Ma, sotto la coltre di pioggia e neve, sotto il freddo,
gli animi umani crepitavano di vita e di emozioni, come faville credute spente
sotto le braci..."
sabato 17 dicembre 2016
Meet the Characters - Eusebio
Rassettando un po' di materiale nel cassetto, mi sono ritrovato tra le mani alcuni disegni relativi alle mie opere. Alcuni sono miei, lavori senza alcuna pretesa artistica realizzati spesso su carta a caso con mozziconi di matita giusto per conferire un'immagine a quello che avevo in testa; altri sono opera altrui, ma il tema è lo stesso, ovvero per lo più l'abbozzo di qualche personaggio.
Ho pensato di postarne qualcuno, accomunandovi un passaggio narrativo. Procedendo in senso inverso alle pubblicazioni, parto con uno dei protagonisti de "Il Richiamo del Crepuscolo", ovvero Eusebio 'EVX' da Frennes.
.....
Ho pensato di postarne qualcuno, accomunandovi un passaggio narrativo. Procedendo in senso inverso alle pubblicazioni, parto con uno dei protagonisti de "Il Richiamo del Crepuscolo", ovvero Eusebio 'EVX' da Frennes.
.....
Non
esisteva un momento esatto in cui poteva accadere. Più che una reminiscenza
stimolata da qualcosa - un dettaglio osservato, un odore percepito, un suono
udito - era un riflusso rimestato dal pozzo torbido della memoria. Gli accadeva
al mattino appena svegliato o alla sera, quando giaceva nell’anticamera spesso
tormentata del sonno. Gli accadeva da solo o fra la gente. Talvolta, gli
accadeva perfino mentre era immerso nella meditazione della preghiera. Come
adesso. L’irritazione che provava in quei casi contro se stesso non serviva a
conservare la concentrazione nel suo intimo dialogo con Dio.
Sciolse
le dita intrecciate in grembo con le orecchie vibranti dell’eco di un clamore
fantasma. Urla e applausi, imprecazioni e versi selvaggi amplificati dalle migliaia
di gole schierate tutto attorno. Un’ondata fisica che premeva sulla pelle,
disarticolata e altalenante, resa omogenea soltanto dalla forza del getto
incessante. E nella ridda di fragori brutali, esplodeva come un bolo d’aria
compressa il suo nome di battaglia.
Eux,
Eux…
Il
rullo di un tamburo, il motivo ossessivo di un inno cupo.
Eux,
Eux, Eux…
Si
portò le mani davanti al viso. Il dorso ruvido era un campo di cicatrici
attorcigliate. Una gli serpeggiava biancastra sulla sinistra, dal polso fino
alla base del mignolo, dove il colpo che gliela aveva inferta aveva distrutto
il tendine riducendogli il dito a un’estremità rattrappita di cui non aveva più
controllo. Nei pressi, il profilo di due nocche adiacenti non era più visibile
a causa delle ripetute fratture che gliele avevano sbriciolate. Stessa sorte
era toccata a più della metà delle giunture della mano destra, martoriata dai
colpi vibrati prima ancora che da quelli subiti. Quando il clima mutava, quando
l’aria s’appesantiva d’ozono e l’umidità colmava gli spazi, il dolore era una
sfilza di ganasce che gli mordevano il corpo. Le mani, le ginocchia, il collo,
la testa. Le vecchie ferite gli bruciavano ovunque, le articolazioni si
riempivano di vetro macinato e la carne s’incendiava. Ma non ci faceva ormai
più tanto caso. Era abituato al dolore, da quando era nato. Stringeva un poco
più i denti, indurendo la maschera perennemente tesa del volto, e tirava
avanti. Allorché le voci fantasma gli rimbombavano nelle orecchie, tuttavia,
qualsiasi cosa stesse facendo, Eusebio si fermava a ricordare.
Eux,
Eux…
Era
incredibile la vividezza con cui riusciva a rievocare le sensazioni: la carezza
viscosa del sudore misto a sangue che gli cola sulla pelle, la raffica degli
schiamazzi sugli spalti, la terra sotto ai piedi, ora soffice di sabbia, ora
più spoglia e dura, sovente viscida di fluidi spillati. E il suo respiro, ritmo
della vita che lotta per preservare. Dapprima regolare, poi rotto dall’affanno
e dalle fitte lancinanti. Il ritmo del fiato che esala tra i denti, fulcro
primario della sua concentrazione. Batte il tempo di ogni movimento, scandisce
il fluire del sangue nelle vene. In qualsiasi circostanza egli si trovi,
torreggiante sull’avversario ormai esanime o prostrato nell’angolo cieco dei
troppi colpi incassati, è il ritmo del respiro l’ultima briglia su cui deve
mollare la presa. Così gli è stato insegnato. La sanzione del vantaggio e la
speranza del capovolgimento di fronte, entrambe le facce della moneta passano
per il fischio cadenzato che riesce a incanalare tra la gola e il palato.
Non
esisteva un momento esatto in cui si metteva a ricordare, ma c’era un giorno
preciso a cui più spesso finiva per tornare. Mai come allora s’era aggrappato a
quella lezione preziosa. Ma mai come allora gli era stato difficile onorarla,
col naso distrutto e ricolmo di sangue e cartilagini frantumate che parevano
volergli scendere nella gola ogni volta che provava a respirare. Ricordava il
verso lugubre dei gabbiani che si spingevano sin lì dal porto, attratti dalla
speranza d’un banchetto diverso dal solito, e il ruggito invasato degli spalti
ridotto a un riverbero ovattato dal ronzio che gli trapanava le orecchie.
Ululavano assettati di sangue, affatto sazi di quello che già intrideva l’arena
rischiando di farlo scivolare mentre muoveva passi sbilenchi sul ginocchio
slogato. Ricordava come una sensazione estranea la pressione del braccio
sinistro che teneva schiacciato al busto per proteggere il costato fratturato.
Ciondolava dilaniato dalle fitte, un occhio accecato dal sangue e intarsiato da
una raggiera di lacerazioni.
E il suo primo pensiero, come sempre, era stato:
respira, regola il respiro, respira, regola il respiro…
venerdì 9 dicembre 2016
Regalare un e-book
Con l'avvicinarsi del Natale, in molti sono venuti a chiedermi in che maniera fosse possibile regalare i miei romanzi in versione digitale.
Riporto a beneficio degli interessati un paio di link che spiegano bene i perché e i percome:
Riporto a beneficio degli interessati un paio di link che spiegano bene i perché e i percome:
In sintesi, tutto dipende dal formato che si intende regalare e dalla piattaforma da cui si vuole eseguire l'acquisto. Le soluzioni per il formato .epub sono molteplici (attraverso IBS, Book Republic, Ultima Books, Mondadori Store, etc.), mentre per il formato .mobi (quello del kindle) per motivi a me imperscrutabili Amazon consente attualmente il regalo diretto soltanto attraverso il dominio .com ma non attraverso quello .it (tramite il quale è comunque sempre possibile acquistare un buono, cui toccherà poi al beneficiario tradurre nell'acquisto del/degli ebook).
Un'ulteriore soluzione è passare per l'e-store dell'editore Delos. In questo caso è possibile selezionare il formato preferito, scaricare l'ebook e poi inviarlo a chi si vuole. Infatti, per propria politica editoriale Delos sceglie di non imporre ai propri ebook protezioni dalla copia basati su criptazione. In poche parole, la copia acquistata risulta leggibile anche spostandola su un qualsiasi altro dispositivo (pc, lettore ebook, tablet, smartphone, etc.). Ovviamente, là dove gli ebook Delos vengono venduti non direttamente ma attraverso altre piattaforme di e-commerce, essi devono sottostare alla politica di protezione di queste ultime (es. Amazon cripta i miei romanzi acquistati da lì).
L'aspetto della protezione dei file risulta rilevante anche nel caso in cui si voglia convertire il formato (ed es. si vuole fare un regalo tramite un e-store che lo consente solo in formato .epub, quando si sa che il beneficiario possiede un kindle che dunque legge in formato .mobi). La conversione in sé è piuttosto semplice, eseguibile con diverse applicazioni gratuite (la più famosa che uso anche personalmente è Calibre) ma funziona solo se il file non è protetto o è sottoposto al solo Social DRM (o Watermarking), che è in sostanza una filigrana digitale che associa la copia all'acquirente senza tuttavia limitarne in alcun modo l'utilizzo o la copia. Book Republic e Ultima Books ad esempio applicano solo il Social DRM/Watermarking ai miei romanzi, dunque pur scaricandoli in .epub è possibile tradurli in qualsiasi altro formato supportato dal lettore di chi riceve il regalo.
Insomma, conviene informarsi prima, ma una volta fatto la procedura è piuttosto semplice. Se avete domande o bisogno di chiarimenti puntuali, contattatemi pure.
Buoni acquisti! :)
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